martedì 24 settembre 2013

Il dolore, la tenerezza e l'idiosincrasia.

IL DOLORE
Capita che rileggendo ciò che scrivo, dopo un po’ di tempo, io avverta subitaneamente e lucidamente ciò che mi muoveva nella scrittura nel preciso istante in cui mettevo nero su bianco. In sostanza trovo sempre più introspettivi e più consoni alla mia persona quei post dettati dalla sofferenza e dal dolore. E non sono pochi! Le cose scritte nella “normalità” o nei momenti di calma mi sembrano banali! Sarà che essere allegri è banale, il più delle volte. E poi non è vero che c ‘è troppo dolore in me, credo ce ne sia troppo poco in voi! Per quanto, effettivamente, io sia la persona meno adatta alle vie di mezzo credo che comunque star male il giusto, per qualcosa o per qualcuno, serva. E, di sicuro, mi hanno lasciato di più Ugo Foscolo o Giacomo Leopardi di un demenziale Federico Moccia!

“L'uomo dovrebbe imparare ad affrontare il dolore perché non è tutto da gettare via. C'è un dolore che tormenta e uno che matura. Un dolore che distrugge e un altro che avvisa per tempo di ciò che occorre fare.” (Romano Battaglia)

LA TENEREZZA
Alcune notti fa ho fatto uno strano sogno. In realtà mi sembrava fosse un sogno lucido. In ogni caso precedeva il mio risveglio, per cui difficile venisse perduto con l’avanzare della giornata. Non ricordo bene dove mi trovassi ma all’improvviso, di fronte a me, vedevo tanti piccoli conigli, bianchi, neri e pezzati! Mi venivano incontro e li prendevo tra le mie braccia. No, il giorno prima non avevo pensato a Camilla, la coniglietta nana che avevo anni fa, pelo rosso e occhi blu cobalto. Però l’associazione è stata immediata e così subito mi è tornato alla mente quando la accarezzavo e mi spappolava il cuore di tenerezza. Spulciando, poi, su google alla voce “Significato del sognare conigli” (sono una psicologa che non sa analizzare i sogni!) ho avuto la conferma che nel mondo onirico essi rappresentano una richiesta/desiderio di tenerezza. E riflettendo sulla mia attuale esistenza è quanto di più consono: quello che mi manca…è la tenerezza, l'altrui tenerezza.

“Chi non ha veduto accendersi in un occhio limpido il fulgore della prima tenerezza non sa la più alta delle felicità umane. Dopo, nessun altro attimo di gioia eguaglierà quell'attimo”. (Gabriele D’Annunzio)

L’IDIOSINCRASIA
Il genere umano mi ha stancata e non ne conosco altri, di generi…purtroppo! Le specie animali non mi sono concesse (per ora!), a parte i miei amici pesci! Così, a volte, capita che dopo due giornate tra gli esseri umani io debba starmene dieci giorni per fatti miei, per disintossicarmi! Da cosa? Dalle minchiate che dite, dalle stronzate che NON fate, dalle posizioni e dagli impegni che non prendete. E lo so, ho scoperto l’acqua calda! E io voglio presenza e voi mi date assenza. E io voglio concretezza e voi mi date aleatorietà. E io voglio intelligenza e voi mi date stupidità! Credo che dopo che uno passi giorni e giorni in questo circo (con tutto il rispetto per i circhi!), la sopravvivenza sia legata ad un solo movente: la solitudine. Perché si: beata solitudo, sola beatitudo!


“Il parlare è spesso un tormento per me e ho bisogno di molti giorni di silenzio per ricoverarmi dalla futilità delle parole” (Carl Gustav Jung)



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