domenica 19 ottobre 2014

Il gatto del vicino.

Accade sempre che, quanto meno uno voglia ricordare, tanto più si è violentati nel farlo da una marea di stimoli non solo mentali ma soprattutto esterni e dunque fuori dalla nostra volontà.

Sono giorni che vedo gatti. Non gatti in generale, ma gatti che mi ricordano "quel gatto".  Scendo dalla macchina, torno al parcheggio della macchina e ci sono sempre loro: quei gatti che non si conoscono tra loro, né tra me e loro, che sembrano quel caro gatto che mi riporta a quella cara persona.
Perché la vita è cosi, si diverte con poco. Ma se per lei è poco, per te è decisamente troppo.

Hai presente il gatto che da piccolo non potevi tenere in casa perché i tuoi non volevano e così ti sei affezionato a quello del vicino? Ma poi, un giorno, il vicino parte: se lo porta e tu sei un bambino infelice a cui hanno portato via qualcosa. Te la prendi col vicino, piangi, ti disperi, capisci che non poteva fare altro e il gatto non torna più.

A qual piccolo ammasso di pelo mi ero affezionata nella misura in cui sembrava anche essere stato preso per me, per averne una parziale ed indiretta cura, per consentire presenza, per rendermi la vita più bella.

Ora che il vicino è andato via, ora che sono un adulto e non più bambino, a me continua a mancare il mio gatto. Mi manca l'abitudine, il rituale, il pensarlo come meta di giornate un po' amare.

E il mio vicino chi era?
La mia abitudine.
Il mio rituale.
La mia meta o forse metà.

Esisteva l'uno ed esisteva l'altro, complementarietà ed unicità che amavo guardare, respirare, sentire.

Il corso delle cose è così, è fatto di una costante privazione che, ahimè, ti si ripresenta sempre, sotto forme simili ma mai identiche, che puoi solo guardare come fossero statuine nelle palline di vetro su cui si posa, agitandole, della finta neve.


Il ricordo spaventa, il ricordo fa male, ma se non sei tu a cercarlo e viene lui a trovarti, a ben rifletterci, è molto bello e naturale.

A te, mio caro vicino, al tuo cuore ed alla tua anima...esso va.



domenica 31 agosto 2014

Agosto

Ho appena ucciso un bacarozzo, non so se riuscirò a dormire.

Che sia un bacarozzo o una formica o una microzanzara non fa la benché minima differenza per me: è estate, è agosto, è insofferenza.
Quel letargo che per i più coincide con l'autunno, per me inizia con l'avvento della bella stagione, della vostra bella stagione! Io sono di tutt'altro avviso o forse, semplicemente,  il ricordo dei miei precedenti mesi di agosto (non propriamente felici!) esacerba più o meno latenti distimie stagionali!
Trovavo, trovo e troverò l'afa opprimente, forse di per sé non lo è molto ma mi ricorda amori non corrisposti, amori mal corrisposti, amori umiliati ed umilianti di cui la mia sessione estiva di vita ha sempre pullulato! Per quanti sia così non lo so ma per me agosto è una sorta di trauma mai superato!
"Abbronzati, non credi che tu ne abbia bisogno?!". Frasi tipica di gente fin troppo tipica. Ogni volta che qualcuno pronuncia un simile dictat mi sopraggiunge una insolita stanchezza, come se mi venisse risucchiata energia. Scontatezza e leggerezza altrui, secondo me. Pesantezza, tutta mia.

Estate è quando tutti bevono birra gelata, mojito e tu? Tu no, tu non puoi, il tuo colon irritabile è il tuo pass verso l'asocialita'!
Estate è quando aspetti la sera perché se la tua "ascella pezza"sai che si noterà meno!
Estate è il trionfo delle famigerate notti bianche, trionfo di qualunquismo e cattivo gusto estetico, morale e musicale!

Estate è agosto, agosto è estate!
Ho capito che proprio non mi piace, anche con la leggerezza dell'animo e l'amore nel cuore, non mi piace. Il mio dna deve sicuramente contenere una sequenza tale da avermi creata con profonda idiosincrasia a tutto quello che a voi genera entusiasmo!

Oggi è il 31 di agosto e sembra essere una giornata interminabile, si alterna caldo a freddo, sole a nuvole, ottimismo a pessimismo, ricordi a proiezioni, sollievo ad angoscia.
Penso alla fine dell'estate dell'anno passato.
Provo a pensare all'inizio dell'autunno  di questo anno e non mi aspetto nulla, se non la ciclicità,  se non che tra un anno in questo giorno a quest'ora starò qui con gli stessi identici pensieri. È li che il tempo ti sembra un cerchio, in cui l'inizio e la fine coincidono.

Nel frattempo cala il sole, elemento schizofrenico di questa giornata, mi accingo ad una lunga sera che, nonostante tutto, godro' fino alla fine, per averne il ricordo migliore, di ogni singolo momento peggiore!
Qualcosa ne resta.
Di anno in anno, agosto, comunque...se ne va!


mercoledì 4 giugno 2014

Ai nemici ed agli amici

Come può la solitudine fare paura?

In tempi non sospetti, ammetto che mi circondavo di gente, la cercavo, accompagnandomi persino di individui inutili e di dubbio gusto morale ed estetico. Accettavo la diversità non perché mi piacesse, ma semplicemente perché mi "faceva comodo". E così mi facevano comodo quelle facce, quei temperamenti, quei posti, quei gusti che erano altro da me, non mi rappresentavano: mi imbattei in una relazione sentimentale fantasmatica, in amicizie amorfe, in posti affollati di corpi senza anime. Autoconvinzione che fossero persone giuste, posti giusti, temperamenti giusti.
Un'abbuffata che saprei avrei vomitato, prima o poi.

Quando quel poi sopraggiunse mi sentii più o meno come si era sentito Jung nel suo viaggio dell'esplorazione della mente umana quando affermava:"Fui sempre presente e vicino per molti uomini, fino a che avevano qualche rapporto col mio mondo interiore; poi poteva accadere che non fossi più vicino a loro, perché non vi era più nulla che ci legasse". Egli continua dicendo:"Fui capace di interessarmi intensamente di molti uomini ma non appena ero penetrato in loro l'incantesimo finiva. In tal modo mi feci molti nemici. Ma un uomo dotato di spirito creativo ha poco potere sulla sua vita. Non è libero. È incatenato e sospinto dal suo demone"
Io mi ero sentita proprio così dopo aver fatto "pulizia".

Mi stancavo, mi stufavo, e il famigerato demone agiva...quasi scisso da quel che sono!
Nella dicotomia di un pensiero c'era da un lato la convinzione di essermi fatta realmente troppi nemici mentre dall'altro quella di essermi liberata di soggetti già vissuti, visti e capiti che non mi davano più nulla; temevo che loro avessero usato me ma forse io avevo usato loro.
Ad oggi mi sento sconfitta e vincente al contempo, nel peggiore dei bipolarismi possibili. Mi disturba l'idea che le persone siano avvezze alla continuità relazionale mentre per me esistono periodi popolati da persone entusiasmanti finché questo entusiasmo non finisce. Mi sento vincente perché so di aver "spremuto" ogni singolo individuo il cui cammino ho incrociato. Non credo nessuno mai,o forse pochi, riuscirà a capire cosa vuol dire "esplodere" per aver saputo o conosciuto troppo dell'altrui vite ma una cosa appare certa: "...la solitudine non è necessariamente nemica dell'amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario e l'amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è memore della propria individualità e non si identifica con gli altri".
Con affetto,

ai miei nemici come ai miei amici.


martedì 29 aprile 2014

La valigia

Qualsiasi viaggio tu faccia, ovunque tu lo faccia, con chiunque tu lo faccia,
sai che la valigia al ritorno è sempre più pesante.
Pesa di panni sporchi, che da puliti erano tutti ben piegati; ora, invece, buttati alla rinfusa fanno volume.
Pesa di acquisti, di roba comprata per sé stessi, per qualcun altro, per nessuno.
Pesa di ricordi che non riesci a comprimere. Vorresti, ma non basta sedersi sopra con tutto il tuo corpo.

Come pesano i ricordi, inquantificabile mole, potresti svuotare la valigia di tutto ciò che di concreto e tangibile c’è che non sarebbe affatto più leggera.
E’ la valigia che ti porti dentro, racchiude facce, sguardi, strade, piazze, respiri: te li sei portati e riportati appresso come anima in pena; quando riempi, quando svuoti, stanno lì.
Ed è sempre e solo questione di addizione, mai e poi mai di sottrazione!
Ti ritrovi sempre ad aggiungere e mai a togliere ed il bello è che il “contenitore contiene”,  si gonfia come fiume in piena ma non straripa.

Qualsiasi viaggio tu faccia, ovunque tu lo faccia, con chiunque tu lo faccia,
sai che la valigia al ritorno è sempre più pesante.
Ma poi cosa è ‘sta valigia?!
Spazio sconfinato, delimitato dal nulla, immagine mentale, anima ingombrante ed ingombrata.
Pesa.

E sto.


mercoledì 26 marzo 2014

La schiavitù dell'animo

Non potevi  separarti da cuffiette e caricabatterie del cellulare. Avevi ansia qualora non funzionasse il telefono. Ovunque ti trovassi, con chiunque, l’eclissi totale avveniva in un lampo di fronte al suo messaggio subliminale. Bastava linkasse un video che tu (che io, che noi) incapace di intendere e di volere, aprivi il link, indossavi le cuffiette ed eri capace di bloccarti tra lo spartitraffico di macchine in corsa sulla statale…il tutto perché non eri altro che la schiavo di un padrone, per giunta fisicamente assente, che aveva fatto di te (di me) un mostro anestetizzato.

Pensavi fosse l’amore.
Pensavi fosse l’apice di un sentimento mai provato.
Pensavi fosse sano, forte, giusto così.

Era solo agonia. Lenta e tagliente. L’agonia di chi annulla se stesso in nome dell’altrui compiacenza.

Saresti forse morto se non avessi aperto quel link o se avessi evitato di rispondere a una sua domanda? No. Eppure da bravo “schiavo” c’eri. C’eri nei suoi dolori più che nei tuoi, c’eri nelle sue volute assenze più che nelle tue. La sensazione di essere in una stanza di vetro, dove vedi, annusi, senti ma ti sbatti con violenza contro le facce di quel cubo e non riesci ad uscirne.

E ti rode, ti rode la lucidità che impazza solo a posteriori mentre in quel frangente non andavi nemmeno al cesso a fare la cacca per essere servo fidato, cane fedele, conforto . Ma alla fine non eri nulla di tutto questo, eri solo l’appagamento del tuo padrone, la gratificazione del suo ego, a tal punto che confessandogli il tuo amore ti ha slacciato come cane d’estate per sentieri tortuosi e sconosciuti. Così conosci l’abbandono, ti danni, lo strazio,le lacrime, pietà mai compresa.

Parlo di te ma parlo soprattutto di me.

Ci vorrà molto tempo affinché tu ti senta di nuovo “libero” da legami che ti sei creato tuo malgrado, che ti sono stati violentemente imposti, nemmeno te li sei scelti: hai solo pensato fossero esclusivi. Si paga caro l’altrui narcisismo. La sensazione di essere un palloncino gonfiato d’elio che spicca il volo ma viene tirati giù da chi ne possiede i fili.

Un giorno ti assicuro rinascerai, perché l’amore non presume ruoli e solo allora, da cane sciolto, riconoscerai i tuoi simili, quelli che non avranno bisogno di tenerti legato ad essi con le catene di parole e promesse che non manterranno mai perché se lo facessero non avrebbero più potere.


Un giorno, questo giorno, sono rinata: ho guardato un fiore, si nutre della terra, beve dall’acqua. Ha tutto quello che gli serve ma non l’ ha mai chiesto.


domenica 12 gennaio 2014

Ode alle brutte persone!

Mi piace scrivere delle persone, con le persone e per le persone, per quanto quest’ultima opzione sia rara, rarissima. Una volta conobbi una tizia, sul suo stato di whatsapp c’era una frase più o meno simile a questa: “Sei davvero una brutta persona”! Questa frasetta da terza media, cosi naif ed elementare, pronunciabile nei momenti di maggiore regressione alla fase delle non fasi dello sviluppo, mi ha portata a questo post.

Effettivamente la tizia stava affermando qualcosa di davvero concreto, di davvero tangibile. Se ognuno di noi facesse una rapida analisi di fatti ed immagini accaduti nell’arco della propria esistenza, potrebbe con spudorata certezza asserire di aver conosciuto non una bensì cento nonché migliaia di brutte persone.

LE BRUTTE PERSONE ESISTONO!

  •    Brutta persona è il tipo di cui ti sei innamorata che ti riempie di fantasiose menzogne perché è l’unica     maniera per tentare di gestire la sua tanto decantata poligamia: un classico insomma;
  •   Brutta persona è la tua cara amica che ha preferito credere al suo caro “trombamico” , che non ha perso tempo a diffamarla, piuttosto che credere a te che la metti in guardia dal cazzaro seriale;
  •    Brutta persona è la commessa di Pull&bear quando le chiedi se puoi, per evitare la fila dei saldi, misurare un capo al volo dietro al bancone delle pile di panni e lei ti risponde “Aspetta lì e fai la fila come tutti!”;
  •    Brutta persona è il figo di turno, che frequenti in estate, e ti definisce egoista perché ti rifiuti di “concederti” al primo appuntamento;
  •     Brutta persona è una delle amanti del sopracitato poligamo che prima si allea con te per solidarietà femminile poi pensa bene di definire il poligamo come una brutta persona ( lei, invece, davvero una bellissima persona!);
  •   Brutta persona è quell’ossessivo-compulsivo al quale suoni con violenza, dalla tua vettura, per non essersi  fermato allo stop e lui ti insegue per mezza città costringendoti a fare strade che mai e poi mai avresti pensato di fare;
  •   Brutta persona è il radiologo di turno, in ospedale, quando ci finisci per un’intossicazione da farmaco per la gastrite e lui ti fa: “Signorì, che cazz te sci piat?” (traduzione: signorina che sostanze ha ingerito?);
  • Dulcis in fundo: tal Marco Castoldi, in arte Morgan, quando si "traveste" da David Bowie...come diamine vogliamo definirlo? Brutta persona è un eufemismo!


Ok mi fermo qui, ma solo per decenza! Fondamentalmente ce ne sarebbero troppe da dire! E poi mi sorge un dubbio: ma io che parlo delle brutte persone…sono per caso anch’io una brutta persona o sono semplicemente una “vittima” del sistema?!

Se nella mia mente albergano svariate brutte persone, molto probabilmente albergherò anch’io nella mente di altrettanti individui! Non ne ho la più pallida idea ma se adesso dovessi soffermarmi a narrare, invece, di belle persone sono certa che farei uno sforzo enorme!!!

Quindi, mie care BRUTTE PERSONE, io non posso far altro che ringraziarvi. A volte dalla banalità di un concetto o di un gesto vien fuori un mondo di definizioni, di motivazioni, di intenzioni.


 Ed ora che, leggendo questo post, ti sei rivisto lo “stronzo/a” in una delle sopracitate situazioni…quanto ti senti brutta persona?!