Come può la solitudine fare paura?
In tempi non sospetti, ammetto che mi
circondavo di gente, la cercavo, accompagnandomi persino di individui inutili e
di dubbio gusto morale ed estetico. Accettavo la diversità non perché mi
piacesse, ma semplicemente perché mi "faceva comodo". E così mi
facevano comodo quelle facce, quei temperamenti, quei posti, quei gusti che
erano altro da me, non mi rappresentavano: mi imbattei in una relazione
sentimentale fantasmatica, in amicizie amorfe, in posti affollati di corpi
senza anime. Autoconvinzione che fossero persone giuste, posti giusti,
temperamenti giusti.
Un'abbuffata che saprei avrei vomitato,
prima o poi.
Quando quel poi sopraggiunse mi sentii più o
meno come si era sentito Jung nel suo viaggio dell'esplorazione della mente
umana quando affermava:"Fui sempre presente e vicino per molti uomini, fino a che avevano
qualche rapporto col mio mondo interiore; poi poteva accadere che non fossi più
vicino a loro, perché non vi era più nulla che ci legasse". Egli continua
dicendo:"Fui capace di interessarmi intensamente di molti uomini ma non
appena ero penetrato in loro l'incantesimo finiva. In tal modo mi feci molti
nemici. Ma un uomo dotato di spirito creativo ha poco potere sulla sua vita.
Non è libero. È incatenato e sospinto dal suo demone"
Io mi ero sentita proprio così dopo aver
fatto "pulizia".
Mi stancavo, mi stufavo, e il famigerato
demone agiva...quasi scisso da quel che sono!
Nella dicotomia di un pensiero c'era da un
lato la convinzione di essermi fatta realmente troppi nemici mentre dall'altro
quella di essermi liberata di soggetti già vissuti, visti e capiti che non mi
davano più nulla; temevo che loro avessero usato me ma forse io avevo usato
loro.
Ad oggi mi sento sconfitta e vincente al
contempo, nel peggiore dei bipolarismi possibili. Mi disturba l'idea che le
persone siano avvezze alla continuità relazionale mentre per me esistono
periodi popolati da persone entusiasmanti finché questo entusiasmo non finisce.
Mi sento vincente perché so di aver "spremuto" ogni singolo individuo
il cui cammino ho incrociato. Non credo nessuno mai,o forse pochi, riuscirà a
capire cosa vuol dire "esplodere" per aver saputo o conosciuto troppo dell'altrui
vite ma una cosa appare certa: "...la solitudine non è necessariamente
nemica dell'amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il
solitario e l'amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è memore della
propria individualità e non si identifica con gli altri".
Con affetto,
ai miei nemici come ai miei amici.

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