mercoledì 4 giugno 2014

Ai nemici ed agli amici

Come può la solitudine fare paura?

In tempi non sospetti, ammetto che mi circondavo di gente, la cercavo, accompagnandomi persino di individui inutili e di dubbio gusto morale ed estetico. Accettavo la diversità non perché mi piacesse, ma semplicemente perché mi "faceva comodo". E così mi facevano comodo quelle facce, quei temperamenti, quei posti, quei gusti che erano altro da me, non mi rappresentavano: mi imbattei in una relazione sentimentale fantasmatica, in amicizie amorfe, in posti affollati di corpi senza anime. Autoconvinzione che fossero persone giuste, posti giusti, temperamenti giusti.
Un'abbuffata che saprei avrei vomitato, prima o poi.

Quando quel poi sopraggiunse mi sentii più o meno come si era sentito Jung nel suo viaggio dell'esplorazione della mente umana quando affermava:"Fui sempre presente e vicino per molti uomini, fino a che avevano qualche rapporto col mio mondo interiore; poi poteva accadere che non fossi più vicino a loro, perché non vi era più nulla che ci legasse". Egli continua dicendo:"Fui capace di interessarmi intensamente di molti uomini ma non appena ero penetrato in loro l'incantesimo finiva. In tal modo mi feci molti nemici. Ma un uomo dotato di spirito creativo ha poco potere sulla sua vita. Non è libero. È incatenato e sospinto dal suo demone"
Io mi ero sentita proprio così dopo aver fatto "pulizia".

Mi stancavo, mi stufavo, e il famigerato demone agiva...quasi scisso da quel che sono!
Nella dicotomia di un pensiero c'era da un lato la convinzione di essermi fatta realmente troppi nemici mentre dall'altro quella di essermi liberata di soggetti già vissuti, visti e capiti che non mi davano più nulla; temevo che loro avessero usato me ma forse io avevo usato loro.
Ad oggi mi sento sconfitta e vincente al contempo, nel peggiore dei bipolarismi possibili. Mi disturba l'idea che le persone siano avvezze alla continuità relazionale mentre per me esistono periodi popolati da persone entusiasmanti finché questo entusiasmo non finisce. Mi sento vincente perché so di aver "spremuto" ogni singolo individuo il cui cammino ho incrociato. Non credo nessuno mai,o forse pochi, riuscirà a capire cosa vuol dire "esplodere" per aver saputo o conosciuto troppo dell'altrui vite ma una cosa appare certa: "...la solitudine non è necessariamente nemica dell'amicizia, perché nessuno è più sensibile alle relazioni che il solitario e l'amicizia fiorisce soltanto quando ogni individuo è memore della propria individualità e non si identifica con gli altri".
Con affetto,

ai miei nemici come ai miei amici.


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