21/03/2019
Non
saprei dire quanto tempo è passato dall’ultimo post condiviso sul
blog: mi sembrano vite, vite rilette, vite riflesse... nemmeno le
mie.
Dicono
che oggi sia primavera ma ho cercato di non rendermene conto.
L’
aria più calda, più leggera, i colori più nitidi, le giornate
inesorabilmente più lunghe sono tra le cose che non abbiamo
richiesto. E forse la ciclicità è rassicurante, quel sapere che
tutto torna e non te ne fa percepire l’intrinseco mutamento dovuto
al tempo che passa. Ai più piace, a me opprime.
Mentre
me ne stavo tra i miei pensieri tra lo zapping tv pomeridiano, la mia
attenzione è stata rapita da un documentario sui cerbiatti che
sempre mi hanno intenerita. Ah sì, la primavera è bella ma mi
rattrista. E’ come una brusca virata che ti rende difficile il
contenimento emotivo.
Per
tornare a scrivere devi essere a tocchi, a pezzi, scomposto,
sventrato, testa al posto dei piedi, braccia al posto delle orecchie.
Devi
sentire un tumulto interiore, un crash di punzecchianti pensieri
dissonanti.
Grazie
primavera, non avrei mai potuto sentirmi più viva nel mio sentirmi
morta!