Non potevi separarti
da cuffiette e caricabatterie del cellulare. Avevi ansia qualora non
funzionasse il telefono. Ovunque ti trovassi, con chiunque, l’eclissi totale
avveniva in un lampo di fronte al suo messaggio subliminale. Bastava linkasse un video che
tu (che io, che noi) incapace di intendere e di volere, aprivi il link,
indossavi le cuffiette ed eri capace di bloccarti tra lo spartitraffico di
macchine in corsa sulla statale…il tutto perché non eri altro che la schiavo di
un padrone, per giunta fisicamente assente, che aveva fatto di te (di me) un
mostro anestetizzato.
Pensavi fosse l’amore.
Pensavi fosse l’apice di un sentimento mai provato.
Pensavi fosse sano, forte, giusto così.
Era solo agonia. Lenta e tagliente. L’agonia di chi annulla
se stesso in nome dell’altrui compiacenza.
Saresti forse morto se non avessi aperto quel link o se
avessi evitato di rispondere a una sua domanda? No. Eppure da bravo “schiavo” c’eri.
C’eri nei suoi dolori più che nei tuoi, c’eri nelle sue volute assenze più che
nelle tue. La sensazione di essere in una stanza di vetro, dove vedi, annusi,
senti ma ti sbatti con violenza contro le facce di quel cubo e non riesci ad
uscirne.
E ti rode, ti rode la lucidità che impazza solo a posteriori
mentre in quel frangente non andavi nemmeno al cesso a fare la cacca per essere
servo fidato, cane fedele, conforto . Ma alla fine non eri nulla di tutto
questo, eri solo l’appagamento del tuo padrone, la gratificazione del suo ego,
a tal punto che confessandogli il tuo amore ti ha slacciato come cane d’estate
per sentieri tortuosi e sconosciuti. Così conosci l’abbandono, ti danni, lo
strazio,le lacrime, pietà mai compresa.
Parlo di te ma parlo soprattutto di me.
Ci vorrà molto tempo affinché tu ti senta di nuovo “libero”
da legami che ti sei creato tuo malgrado, che ti sono stati violentemente
imposti, nemmeno te li sei scelti: hai solo pensato fossero esclusivi. Si paga caro
l’altrui narcisismo. La sensazione di essere un palloncino gonfiato d’elio che
spicca il volo ma viene tirati giù da chi ne possiede i fili.
Un giorno ti assicuro rinascerai, perché l’amore non presume
ruoli e solo allora, da cane sciolto, riconoscerai i tuoi simili, quelli che
non avranno bisogno di tenerti legato ad essi con le catene di parole e
promesse che non manterranno mai perché se lo facessero non avrebbero più
potere.
Un giorno, questo giorno, sono rinata: ho guardato un fiore,
si nutre della terra, beve dall’acqua. Ha tutto quello che gli serve ma non l’
ha mai chiesto.

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