Tornare a scrivere.
Accade quasi sempre d
estate, quasi sempre nel buio, quasi sempre nel dolore.
È cosi: non c'è fiore, non c'è luna, non c'è
mare.
Solo cipressi, nebbie, deserti.
Fissare il soffitto essendo ad esso
paralleli. Bianco come un foglio. Immaginare vi si materializzino le risposte
alle domande tortuose e opprimenti che affollano una mente stanca.
Il dolore è affascinante, esteticamente
perfetto. È sempre vestito dei suoi migliori abiti. Si presenta agli
appuntamenti, sembra quasi non deludere
mai. Ciclicamente torna, come le stagioni, la neve, l afa.
Elegante ogni volta. È il pieno di quel
vuoto che senti. Il vuoto...
...dell amare.
Il concetto più astratto tra i concetti
astratti. Un "dovere" per molti, un "volere" per pochi, un
"potere" per alcuni.
Mentre preparavo una valigia sapevo che
sarebbe stata sicuramente leggera alla
partenza e più pesante al ritorno ma mai avrei pensato di doverla disfare ancor
prima di tutto ciò.
Non parti.
Non torni.
Non ami.
Non odi.
È un limbo affascinante e devastante al
contempo. È lo stare fermo. Perché a volte devi stare così:immobile, come
bloccato nelle sabbie mobili, sospeso, a metà tra il bene e il male, il dovere
e il piacere.
Attendere chi? Attendere cosa?
Ci piace solo perché nutre le nostre
sofferenze, ciba il tormento del nostro animo, qualora ne avessimo uno.
E cosi viviamo appesi perché incapaci ad
essere felici ma troppo capaci ad esser tristi.

Nessun commento:
Posta un commento