Dipingevo mostri come fossero fiori
perché il brutto divenisse bello, l’aria respirabile, il
catrame commestibile.
Anni addietro solo bellezza, solo presenza, solo compiacenza.
Insospettabile leggerezza mi stringe l’animo, del sapere di non
avere più.
Guardo angoli di muri grigi, spigoli che si flettono nella
mia mente.
Il fumo negli occhi, sigarette alla menta rendono finta
l’immagine, addolciscono il quotidiano gesto.
Come se la tristezza nel vento avesse più cose da dire
come se la tristezza nel vento avesse più cose da dire.
Manifestavo follia come rara allegria
perché l’insolito divenisse norma, il buio luce, il
contrasto armonia.
Ed egli viveva leggero nella sua pesantezza.
Un uomo pieno del suo vuoto, mi irritava, mi infastidiva, mi
indispettiva,
gradiva l’inutile quotidianità che portava con se monotone sicurezze.
Insospettabile leggerezza mi stringe l’animo, del sapere di non
avere più.
Fissità estranea ai miei occhi, pace dei miei più temuti
momenti.
P.S.: Mi avevano chiesto di "scrivere" il testo di una canzone. Io non so scrivere canzoni! Per cui ho pubblicato quello che ne è venuto fuori, lieta del fatto che non sarà mai una canzone!

Nessun commento:
Posta un commento